''Boffo, fuori uno'': l'Unità annuncia che chiederà i danni a Berlusconi
Una contro-azione legale. Il 19 manifestazione per la libertà di stampa.
Fonte:http://www.ilsalvagente.it
Angelo Angeli
"Questa volta non facciamo prigionieri": la frase è dell'ex ministro Previti, uomo per lunghi anni vicinissimo a Berlusconi ed è la strategia inaugurata ai primi di settembre dal presidente del Consiglio, che ha messo nel mirino delle sue armi potenti tutti quelli che nei mesi scorsi hanno squarciato il velo del suo "stile di vita". Devono tacere tutti, a partire dalle voci più scomode, compresa quella - non dimentichiamolo - della moglie Veronica Lario, impegnata in una complessa trattativa per il divorzio e che aveva dato il "la" alle prime pubbliche accuse per la condotta del premier.
Nel numero in edicola oggi il quotidiano diretto da Concita De Gregorio annuncia, intanto, che l'editore ha dato mandato ai suoi legali di chieder "non solo chele pretese risarcitorie del presidente del Consiglio vengano respinte, ma di proporre la domanda riconvenzionale, cioé che sia Berlusconi a risarcire i danni causati dalle affermazioni diffamatorie che in più occasioni ha fatto a proposito dell'Unità, dei suoi giornalisti e del suo editore Renato Soru", che - dal suo canto - ha già presentato da tempo una querela contro Berlusconi per le affermazioni fatte dal presidente del Consiglio nel corso della campagna elettorale per la Sardegna ("Soru è un imprenditore fallito").
"Fuori uno", titola oggi l'Unità
"Fuori uno": titola oggi l'Unità, commentando la vicenda delle dimissioni del direttore dell'Avvenire. "Come i fascisti": aveva titolato, invece, ieri è il titolo che campeggia oggi sulla prima pagina, il quotidiano fondato da Antonio Gramsci che Silvio Berlusconi vuole vuole chiudere con una richiesta di risarcimento di 2 milioni al quotidiano e di un altro milione diviso - con la non piccola "quota" di 200.000 euro a testa dalla direttrice Concita De Gregorio, da tre giornaliste - Natalia Lombardo, Federica Fantozzi e Maria Novella Oppo - e da una scrittrice, Silvia Balestra, accusate - tra l'altro - di aver citato una battuta di Luciana Litizzetto, che metteva in discussione la capacità del premier "di avere un'erezione".
"C'é un netto salto di qualità - ha detto la direttrice dell'Unità, Concita De Gregorio - nella 'campagna d'autunnò del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Ormai il messaggio è: quello che non posso comprare lo riduco al silenzio e lo faccio chiudere".
Il 19 manifestazione per la libertà di stampa
La Federazione nazionale della stamopa, in questo clima di attacchi da parte del governo a quotidiani delle più diverse tendenze - dall'Avvenire, all'Unità a Repubblica - ha deciso di convocare per il 19 settembre una manifestazione nazionale a difesa della libertà di stampa, un tema che - diversamente da quanto è avvenuto in altre occasioni - sembra aver colpito l'opinione pubblica. Non a caso il sondaggio lanciato da Sky e dedicato all'argomento vede la maggioranza dei telespettatori rispondere che in Italia "il problema esiste".
Stamattina il 55% dei telespettatori di Sky sostiene che è in pericolo la libertà di stampa, una percentuale inusuale per l'emittente di Murdoch, che di solito registra - in queste forme di consultazione degli utenti, che non sono sondaggi veri e propri, perché manca la campionatura - tendenze favorevoli al centro-destra.
Franceschini: intimidazione, Di Pietro: impeachment
Dario Franceschini, parla di "intimidazione", mentre Berlusconi ammanta di "bontà" il suo attacco all'informazione facendo sapere che intende devolvere l'eventuale ricavato della causa civile all'ospedale San Raffaele di Milano.
"Introduce il reato di lesa maestà, vuole chiuderci", replicano invece dal giornale. Immediate le espressioni di solidarietà al quotidiano e alle sue giornaliste anche dei due presidenti dei gruppi del Pd al Senato e alla Camera, Anna Finocchiaro e Antonello Soro.
"Ancora una volta - dice Anna Finocchiaro - la reazione di Berlusconi al dissenso nei confronti del suo operato è tanto violenta, quanto incapace di rispondere alle domande e alle critiche che i media nazionali e stranieri gli rivolgono. Eppure, un capo del governo che si rispetti dovrebbe sapere che il suo operato può essere oggetto di critiche da parte della stampa, dell'opposizione".
"Solo l'indignazione supera lo sconcerto per l'arroganza del capo del governo", commenta Soro, che ha chiesto agli esponenti di "tradizione democratica e liberale" del Pdl di "far sentire in modo chiaro e forte una presa di distanza".
Ma il fronte attorno all'Unità non è mai stato così compatto da molti anni a questa parte. Tutti gli esponenti del Pd parlano di "intimidazione" o di "aggressione" al quotidiano e alla libertà di informazione: dall'ex ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, a Piero Fassino a Massimo D'Alema.
Anche l'Udc e Di Pietro difendono l'Unità
A difendere l'Unità scende in campo anche l'Udc: "Il diritto di critica, anche dura, è il sale di una democrazia compiuta", ha detto Roberto Rao. Quanto ad Antonio Di Pietro, l'ex Pm evoca una sorta di impeachment, e chiede che il Parlamento discuta se Silvio Berlusconi "possa rappresentare ancora il paese con la piena facoltà di intendere e volere".
"Questa campagna non si fermerà a Repubblica e all'Unità, a Raitre e al Tg3 - ha detto Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21 - ma coinvolgerà numerose altre testate e anche quelle, magari anche di destra, che vorranno fare semplicemente il loro mestiere".
La richiesta di danni di ieri di Berlusconi
Berlusconi spara anche sull'Unità e chiede 2 milioni di euro al quotidiano fondato da Antonio Gramsci e diretto da Concita De Gregorio. La notizia arriva dalla stessa direzione dell'Unità che annuncia in una nota di aver ricevuto nella mattinata di oggi due citazioni per danni per un totale di due milioni di euro dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.
A muoversi è stato, questa volta, il suo legale romano Fabio Lepri.
Il capo del governo chiede inoltre la condanna a una pena pecuniaria di 200mila euro ciascuna per il direttore responsabile Concita De Gregorio (nella foto in basso), per le giornalista Natalia Lombardo e Federica Fantozzi, per l'opinionista Maria Novella Oppo e per la scrittrice Silvia Ballestra. Si tratta di un altro milione di euro e - soprattutto - di un'altra pesante intimidazione personale.
La richiesta, informa la nota della direzione dell'Unità, "si riferisce a tutti i servizi dedicati allo scandalo sessuale che ha coinvolto il premier pubblicati sui numeri del 13 luglio e del 6 agosto del quotidiano".
Il premier non ha problemi di erezione
I due atti di citazione, lunghi 32 pagine - si legge nella nota diffusa dall’Unità - contestano le critiche rivolte al premier a proposito della sua mancata partecipazione a impegni internazionali per la contemporanea partecipazione a incontri con la escort Patrizia D’Addario.
Viene anche giudicata diffamatoria la ricostruzione dei rapporti tra gli ambienti vicini al premier e le gerarchie vaticane affinché queste ultime assumessero un atteggiamento indulgente nei confronti del premier. “Diffamatoria”, inoltre, la ricostruzione dei rapporti tra Rai e Mediaset in funzione anti-Murdoch. Viene indicata come lesiva dell’onorabilità del premier l’attribuzione del controllo dell’informazione in Italia e il suo abuso".
"Contestata pure - conclude la nota - la citazione di battute di Luciana Littizzetto a proposito dell’utilizzo, da parte del premier, di speciali accorgimenti contro l’impotenza sessuale: “Affermazioni false e lesive dell’onore” del premier, del quale, scrive il legale, “hanno leso anche la identità personale, presentando l’onorevole Berlusconi come soggetto che di certo non è, ossia come una persona con problemi di erezione”.
La risposta della direzione dell'Unità: lesa maestà?
Questa la risposta della direzione dell'Unità: "Le argomentazioni contenute nei due atti di citazione sono formalmente dirette a dimostrare che l’Unità ha colpito la reputazione di Berlusconi, ma nella sostanza delineano un illecito non previsto dal nostro ordinamento, quello di lesa maestà. Il legale del presidente del Consiglio contesta le nostre opinioni politiche, le nostre valutazioni (peraltro condivise da opinionisti di altri giornali nazionali e internazionali e comunque attinenti alla libera manifestazione del pensiero tutelata dall’articolo 21 della Costituzione) sui rapporti tra la maggioranza e il Vaticano. O i giudizi sui comportamenti privati del premier e sulla loro compatibilità col suo ruolo pubblico.
Sono lesivi dell'onorabilità i giudizi della Lario?
Viene addirittura qualificato lesivo della onorabilità del premier il fatto di aver riportato giudizi espressi pubblicamente da Veronica Lario attorno alle sue condizioni e alle sue frequentazioni con minorenni. Persino l’opinione di una scrittrice come Silvia Ballestra viene inserita nell’elenco delle affermazioni non pubblicabili.
Un passo dell’atto prodotto dal legale del premier riassume bene il senso complessivo dell’iniziativa. “Si è scritto, spacciandolo per vero, che ‘tutto’ sarebbe stato ‘nascosto ‘ manipolando l’informazione attraverso le televisioni. E che il dottor Berlusconi non solo avrebbe tale controllo ma addirittura ne avrebbe abusato e continuerebbe ad abusarne in danno del servizio pubblico Rai e per i suoi interessi personali (che sarebbero una sorta di guerra contro Sky). Il che, come quant’altro divulgato dall’Unità, è mera invenzione”.
"Diffamatorio" dire che Berlusconi controlla l'informazione?
In definitiva, è “diffamatorio” anche dire che Berlusconi controlla l’informazione in Italia.Viene contestata la “illiceità” di due interi numeri del giornale in tutte le loro parti che si riferiscono al presidente del Consiglio e, attraverso il combinato disposto di articoli e commenti, diventa “diffamatoria” una linea politica e una visione del mondo.
Non è possibile, nei due atti di citazione, trovare nulla che riguardi il merito delle affermazioni contestate. Né, quindi, ci viene data la possibilità di dimostrare che esse sono fondate su dichiarazioni pubbliche (addirittura fatte da parlamentari della Repubblica un tempo legatissimi al premier, come Paolo Guzzanti) o su dichiarazioni già acquisite dall’autorità giudiziaria (come quelle della D’Addario) e diffuse da tutta la stampa mondiale.
Come sotto il fascismo vuole chiudere il giornale di Gramsci
E questo chiarisce le ragioni della scelta della sede civile e la richiesta di un risarcimento esorbitante. E’ evidente che Silvio Berlusconi, come già il fascismo, vuole chiudere il giornale fondato da Antonio Gramsci.
Faremo tutto ciò che è nelle nostre possibilità - conclude la nota della direzione dell'Unità - per impedirlo. Lanciamo, ai nostri lettori e a tutti i democratici, un appello perché si mobilitino a difesa della libertà di stampa".
L'escamotage per non rispondere alle 10 domande di Repubblica
Berlusconi lo sa che tutto il mondo gli rimprovera di non aver risposto alle 10 domande di Repubblica. E, ora, ha trovato un nuovo escamotage: "Se fossero state le domande di un altro giornale avrei risposto", dichiara, facendo finta di ignorare che proprio Repubblica le aveva inoltrate alla Presidenza del Consiglio, tramite il sottosegretario Gianni Letta. "A una sola domanda - ha continuato, esaltandosi, Berlusconi - non avrei risposto, a quella sulle mie condizioni di salute, perché quello che ho fatto in questi mesi dimostra che io sono Superman, anzi meglio di Superman".
Il Vaticano: Feltri fomenta il caos
Lo scontro tra le alte gerarchie ecclesiastiche e il Giornale è arrovato, intanto, al massimo. L'ultimo incendio è stato acceso da una dichiarazione di Vittorio Feltri, questa mattina a Radio anch'io. Il direttore del Giornale, riferendosi al documento inviato da un anonimo nei mesi scorsi allla Cei contenente le accuse a sfondo sessuale al direttore di Avvenire Dino Boffo, ha dichiarato: "E' vero che è girata anche un velina, e non dai servizi segreti, ma della Gendarmeria del Vaticano". Un'allusione pesante a lotte interne ai vertici della Chiesa.
La risposta della sala stampa vaticana, con il direttore padre Federico Lombardi, è arrivata sferzante come mai finora: "'Viene il sospetto che vi sia una intenzione di fomentare confusione diffondendo false accuse. Secondo quanto riportato da agenzie di stampa, il dottor Feltri avrebbe dichiarato che la velina diffusa sul caso Boffo proverrebbe dalla Gendarmeria vaticana - ha affermato il direttore della sala stampa vaticana - Smentisco nel modo più categorico questa infondata affermazione''.
L'affondo di Berlusconi contro De Benedetti e Ezio Mauro
In realtà oggi le 10 domande sono state sottoscritte da autorevoli media in tutto il mondo. Se Berlusconi, quindi, non vuol rispondere a Repubblica, rispondesse al Times, a Libération o agli altri quotidiani internazionali che gliele hanno girate.
Ma l'affondo contro Repubblica è stato ancora più grave del solito. Berlusconi non risponde ai 10 quesiti, perché Repubblica è il quotidiano di un editore svizzero (chissà perché chiama così Carlo De Benedetti, nella foto della Home assieme a Ezio Mauro e a Giorgio Napolitano)) ed è diretto da un direttore che è un evasore fiscale".
E così si capisce -se qualcuno avesse ancora dei dubbi - chi c'è dietro le campagne del Giornale (e di Libero) che nei giorni scorsi, dopo aver attaccato Dino Boffo, direttore dell'Avvenire, si sono concentrate sulla casa di Ezio Mauro.
Ma Ezio Mauro risponde a muso duro
Ma il direttore di Repubblica non si lascia intimidire e sul quotidiano risponde questa mattina a muso duro: "Poiché la sua struttura privata di disinformazione è momentaneamente impegnata ad uccidere mediaticamente il direttore di "Avvenire", colpevole di avergli rivolto qualche critica in pubblico (lanciando così un doppio avvertimento alla Chiesa perché si allinei e ai direttori dei giornali perché righino dritto, tenendosi alla larga da certe questioni e dai guai che possono derivarne) il Presidente del Consiglio - scrive Ezio Mauro nel suo editoriale intitolato "La strategia della menzogna" - si è occupato personalmente ieri di "Repubblica": e lo ha fatto durante il vertice europeo di Danzica per ricordare l'inizio della Seconda guerra mondiale, dimostrando che l'ossessione per il nostro giornale e le sue inchieste lo insegue dovunque vada, anche all'estero, e lo sovrasta persino durante gli impegni internazionali di governo, rivelando un'ansia che sta diventando angoscia.
L'opinione pubblica europea (ben più di quella italiana, che vive immersa nella realtà artefatta di una televisione al guinzaglio, dove si nascondono le notizie) conosce l'ultima mossa del Cavaliere, cioè la decisione di portare in tribunale le dieci domande che "Repubblica" gli rivolge da mesi. Presentata come attacco, e attacco finale, questa mossa è in realtà un tentativo disperato di difesa.
Non potendo rispondere a queste domande, se non con menzogne patenti, il Capo del governo - scrive tra l'altro il direttore di Repubblica - chiede ai giudici di cancellarle, fermando il lavoro d'inchiesta che le ha prodotte. È il primo caso al mondo di un leader che ha paura delle domande, al punto da denunciarle in tribunale".
E De Benedetti ha la doppia cittadinanza, ma paga le tasse in Italia
Anche per quanto riguarda "l'editore svizzero" (che poi sarebbe Carlo De Benedetti) tirato in ballo da Berlusconi, ci sono sul quotidiano sobrie puntualizzazioni. L'editore ha, in realtà, la doppia cittadinanza perché nel 1943, durante l'occupazione nazista dell'Italia, il padre ebreo dovette scappare dal nostro paese. Negli anni del terrorismo, poi, il generale Dalla Chiesa gli consiglio di portare la famiglia all'estero, perché in Italia poteva proteggere un solo bersaglio: lui. Infine "qualcuno - ha dichiarato pochi mesi fa lo stesso editore al settimanale svizzefro Die Weltwoche - vergognosamente stupido e male informato ha pensato che il mio desiderio (di mantenere la doppia cittadinanza) fosse in qualche modo legato a questioni di interesse fiscale, sbagliando grossolanamente. Ma io sono sempre stato e continuerò ad essere residente fiscale in Italia, dove risiedono i miei interessi professionali. sociali ed economici".
E dire che qualche anno fa proprio Berlusconi aveva accettato di entrare in società proprio con De Benedetti e solo la sollevazione di una parte dei collaboratori autorevoli di Repubblica impediì il connubio. Alllora, evidnetemente, l'editore gli andava bene per i suoi affari.
Berlusconi: "Causa civile non querela contro Repubblica"
Non avrà suggerito a Vittorio Feltri l'idea di partire all'assalto del direttore dell'Avvenire, ma certo non nega un'intervista al suo Giornale. Parliamo del presidente del Consiglio che oggi parla "a largo spettro" sul Giornale di famiglia e precisa che non ha quereleto Repubblica per le 10 domande che hanno ftato, ormai, il giro del mondo, senza che il premier le degnasse di una solo risposta.
C’è stata molta polemica - chiede Il Giornale - anche sulla sua decisione di querelare «Repubblica», cosa ne pensa?
«Non ho querelato Repubblica. Ho avviato una causa civile. Quanto alle dichiarazioni della sinistra meglio soprassedere per amor di patria».
Pensa che il quotidiano di Ezio Mauro andrà avanti?
«Non deve chiederlo a me, lo chieda a loro. Se vogliono continuare a perdere lettori e credibilità facciano pure». Queste le battute finali dell'intervista che si può leggere per intero anche sul sito de Il Giornale.
Ma non è una saggia idea portare Repubblica in Tribunale
Non è stata saggia l'idea suggerita dall'avvocato Ghedini al presidente del Consiglio di portare Repubblica e le sue 10 domande in Tribunale. Ha ragione l'avvocato: la Costituzione tutela l'onore, ma un presidente del Consiglio ha il dovere di rispondere all'opinione pubblica e a chi la rappresenta. Questo, almeno, è quello che succede in democrazia. Sono le dittature che impediscono alla stampa di porre quesiti fastidiosi per il potere.
"Ci siamo rivolti ai giudici, non abbiamo mica chiamato i marines": ha detto ieri con una delle sue battute non sempre felici Ghedini. Ma i marines (nel senso di esercito) li schierano proprio i dittatori. L'Italia non è a questo punto. Ma la situazione dell'informazione - in larga parte di proprietà o controllata dal premier - è talmente anomala, che due importanti quotidiani, come il francese Libération e il britannico Times hanno deciso si ripubblicare le 10 domande di Repubblica.
L'attacco del Giornale al quotidiano dei Vescovi
Il Vaticano, messo sotto tiro anche da Il Giornale diretto da Vittorio Feltri, che venerdì se l'è presa con direttore del quotidiano dei Vescovi l'Avvenire, accusando Dino Boffo di aver avuto una relazione omosessuale, ha capito - sul filo dell'ultimo minuto - che la cena tra Silvio Berlusconi e il segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, sarebbe stata un'offesa intollerabile per molti cattolici e ha deciso di annullafre l'invito a cena, che avrebbe visto fianco a fianco il premier e il numero 1 della Chiesa, dopo papa Ratzinger.
Clamoroso autogol anche per la diplomazia berlusconiana, che aveva puntato sulla processione della Perdonanza, che si svolge ogni anno all'Aquila, come un momento chiave nella strategia di "riavvicinamento" alla Chiesa, dopo le critiche sugli "stili di vita" del presidente.
Palazzi Chigi ha delegato Gianni Letta a rappresentare Berlusconi, ma solo alla processione che ci sarà oggi all'Aquila. Nessuna cena per Letta. E quanto a Berlusconi il messaggio è che la Chiesa accoglie i "peccatori pentiti", ma prima - almeno _ devono mostrare concretamente il loro pentimento.
La sala stampa vaticana spiega che l'invito è stato annullato per "evitare strumentalizzazione". Ma chi strumentalizzava doveva essere chiaro fin dal primo minuto dalle parti di piazza San Pietro e dintorni.
Libero: l'attacco del Giornale all'Avvenire ha fatto saltare la cena
Non ha dubbi Libero, da poco diretto da Maurizio Belpietro, ex direttore di Panorama e titolare di una rubrica su Canale 5. Insomma molto addentro alle cose di casa Berlusconi.
"L'incidente diplomatico provocato dal quotidiano della famiglia Berlusconi - scrive Belpietro - scatena l'inferno. È saltato infatti l'incontro all'Aquila tra il segretario di Stato Tarcisio Bertone e il premier, che avrebbe dovuto partecipare al rito della 'Perdonanza' e poi cenare con il porporato, ospiti entrambi dell'arcivescovo dell'Aquila Giuseppe Molinari. Il costo della cena annullata, riferisce il numero due della sala stampa vaticana, padre Ciro Benedettini, "sarà devoluto in beneficenza ai terremotati".
Insomma anche Belpietro si toglie qualche sassolino dalle scarpe, in questa giornata decisamente movimentata sul fronte politico.
Il Financial Times: un potere fuori controllo
"Il potere di Berlusconi (in Italia) ormai eccede quello di qualsiasi altro leader in Europa occidentale", scrive Alexander Stille, docente di giornalismo negli Stati Uniti, in un editoriale pubblicato nella pagina dei commenti del Financial Times, quotidiano economico letto in tutto il mondo, notando che "bisogna guardare alla Russia di Putin o al Venezuela di Chavez per trovare paralleli".
Il comportamento di Berlusconi è comprensibile, continua l'editoriale, "solo se considerato alla luce di un sistema che gli assegna totale impunità", un'impunità - spiega Stille ai lettori del quotidiano finanziario britannico - fornita in parte da leggi ad personam fatte approvare da Berlusconi, come quella che assegna immunità legale al premier, e in parte determinata dal suo "quasi totale controllo" dei media italiani, attraverso le tivù di sua proprietà, le reti pubbliche "indurettamente" controllate e la stampa. "La maggior parte dei giornali italiani, con una o due eccezioni, hanno coperto la vicenda con grande cautela, assai meno estensivamente di molti giornali britannici", afferma Stille.
Repubblica portata in tribunale
"Silvio Berlusconi fa causa a Repubblica e chiede un milione di euro di risarcimento per le dieci domande che gli vengono rivolte quotidianamente": sono queste le prime righe che aprono, oggi, la prima pagina di "la Repubblica". "Le domande - si legge nell'atto di citadione, che sarà stato stilato dlal'immarcescibile avvocato-parlamentare Niccolò Ghedini - "sono retoriche e palesemente diffamatorie". Ezio Mauro, il direttore del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, replica con un commento, incastrato proprio sotto l'apertua, in cui afferma che "non potendo rispondere, se non con la menzogna, Silvio Berlusconi ha deciso di portre in tribunale le dieci domande di Repubblica, per chiedere ai giudici di fermarle, in modo che non sia più possibile chiedergli conto di vicende che non ha mai saputo chiarire, insabbiando così - almeno in Italia - la pubblica vergogna di comportamenti privati che sono al centro di uno scandalo internazionale e lo perseguitano politicamente".
"È la prima volta - continua Ezio Mauro - nella memoria di un Paese libero, che un uomo politico fa causa alle domande che gli vengono rivolte".
Fnsi: Repubblica in tribunale? È “solo” la goccia dopo il Tg3, Videocracy…
“È un cerchio che si sta chiudendo”: queste le prime battute di Roberto Natale, presidente della Federazione nazionale stampa italiana, sulla causa intentata a Repubblica. “Sarebbe un errore gravissimo restringere la vicenda ad uno scontro fra Berlusconi ed il gruppo Espresso. Troppi sono i segnali che indicano un attacco frontale al ruolo stesso del giornalismo - continua Natale - e al diritto dei cittadini di conoscere vicende di rilevanza pubblica: le manovre contro RaiTre; le colleghe dell'Unità messe all'indice in conferenza-stampa; il Tg3 sotto processo per aver dato risalto alle proteste di lavoratori; le bordate contro testate cattoliche come Famiglia Cristiana e Avvenire; gli spot del film Videocracy proibiti sulle reti Rai e Mediaset; le critiche al Sole 24 Ore per le sue inchieste; gli avvisi di sfratto, qualche mese fa, per i direttori di Corriere della Sera e Stampa; gli inviti agli imprenditori a togliere pubblicità ai giornali ‘disfattisti’”.
Tutto questo, per il presidente Fnsi, è “un cerchio che va spezzato”. “È tempo di una grande iniziativa comune – conclude Natale - che vada oltre i recinti di testata o di categoria. E di tempo non ce n'è più molto”.
Le prime reazioni politiche: Bersani e Idv
''L'iniziativa di portare in tribunale le dieci domande di Repubblica mi pare inaccettabile e dieci volte sconsiderata'': dice Pier Luigi Bersani, candidato alla segreteria del Partito democratico. "Percorrendo questa strada - commenta Bersani - il presidente del Consiglio si vedrà costretto a chiamare in tribunale mezzo mondo''.
Anche Sonia Alfano, europarlamentare dell'Italia dei valori, ritiene che "portare le 10 domande di repubblica in tribunale" sia "un atto infame e ridicolo". "Il 'caimano' - afferma l'esponente dell'Italia dei Valori, a proposito della iniziativa del premier - la smetta di attaccare ad ogni piè sospinto i media non allineati con minacce che ricordano ben altri tempi e si comporti da capo del Governo di una moderna democrazia: la smetta di mentire, tanto ormai non gli crede più nessuno, e risponda punto per punto. Un paese dove non vi è libertà d'informazione non si può definire libero".
Quali sono le 10 domande
Molti lettori arrivano sul sito del Salvagente chiedendoci quali sono le 10 domande poste da Repubblica il 14 maggio scorso al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, alle quali il presidente si è rifiutato di rispondere. Li accontentiamo, anche a seguito dell'iniziativa giudiziaria di Berlusconi. Eccole qui di seguito:
1) Signor presidente, come e quando ha conosciuto il padre di Noemi Letizia?
2) Nel corso di questa amicizia, quante volte vi siete incontrari e dove?
3) Come descriverebbe le ragioni della sua amicizia con Benedetto Letizia, il padre di Noemi?
4) Perché ha discusso delle candidature europee con Letizia, che non è neanche iscritto al Pdl?
5) Quando ha avuto modo di conoscere Noemi Letizia?
6) Quante volte ha avuto modo di incontrare Noemi Letizia e dove?
7) Lei si occupa di Noemi e del suo futuro e sostiene economicamente la sua famiglia?
8) E' vero che lei ha promesso a Noemi di favorire la sua carriera nello spettacolo e in politica?
9) Veronica Lario ha detto che lei "frequenta minorenni". Ce ne sono altre che incontra o "alleva"?
10) Sua moglie dice che lei "non sta bene" e che andrebbe aiutato. Quali sono le sue condizioni di salute?
E poi ce ne sono altre 10
Ma il quotidiano diretto da Ezio Mauro ha anche riformulato le sue 10 domande e ne ha presentata una nuova versione. La trovate a questo indirizzo di Repubblica.
Annullata la cena col cardinal Bertone, delegato Gianni Letta
Il presidente del Consiglio aveva previsto anche un'offensiva "morale", ovvero il tentativo di accreditarsi nuovamente in Vaticano. Dopo tanto perlare di una visita al santuario di Padre Pio, i tempi sono stati accelerati e l'occaisone è offerta dalle festa religiosa della Perdonanza (un nome, un programma) che si tiene all'Aquila.
Monsignor Giuseppe Molinari, Vescovo della città colpita dal terremoto la prende richiamandosi ai principi del Vangelo: "Chi è senza peccato scagli la prima pietra" e poi - chissà perché cita la parabola di Maria Maddalena, un'adultera redenta da Gesù e diventata Santa. "Lo stesso Gesù - dice monsignor Molinari - disse a Maria Maddalena: neanch'io ti condanno. Ora va e non peccare più. La porta Santa è aperta a tutti".
Anche, quindi, al presidente del Consiglio, che parteciperà al corteo. Il cardinal Bertone, segretario di Stato Vaticano, aspetterà, invece, la processione, proprio accanto alla porta Santa della basilica di Collemaggio.
Ma qualcosa si è inceppato nel meccanismo. Improvvisa, infatti, è giunta la nota di Palazzo Chigi, in cui si spiega che alle cena col cardinal Bertone in cui il segretario di Stato vaticano doveva sedere di fronte a Berlusconi e a 4 ministri del suo governo: Mara Carfagna, Bondi, Frattini e Rotondi, il presidente del Consiglio non ci sarà.
Delegato a sostituirlo è Gianni Letta. Sarà interessante conoscere i retroscena.
Offensiva anche contro Maria Latella e Tinto Brass
Ma non finisce qui, perché l'offensiva legale coinvolge anche la riedizione di un libro di Maria Latella - Tendenza Veronica - da ieri in libreria e un'intervista di Tinto Brass all'Espresso da oggi in edicola.
Ha atteso qualche giorno, l'avvocato-parlamentare Niccolò Ghedini, poi è piombato anche sulla riedizione di "Tendenza Veronica", il libro di Maria Latella, ripreso in misura crescente dai media di tutto il mondo.
''Alcuni brani di un libro di Maria Latella, apparsi quest'oggi sul sito di Repubblica e ripresi da molti quotidiani esteri - dice l'avvocato di Berlusconi - sono destituiti di ogni fondamento, totalmente inveritieri, scollegati da ogni fatto reale e frutto di valutazioni basate su erronee informazioni. Si diffida perciò chiunque dal riprendere o diffondere tali notizie''.
È la solita "diffida" di Ghedina, spesso trascurata - con sui vivo disappunto - dai media internazionali.
Ma c'è anche un'aggiunta dedicata "a un'intervista a Tinto Brass le cui domande e risposte appaiono palesemente diffamatorie e per cui saranno esperite le azioni giudiziarie più opportune. Ancora una volta - conclude l'avvocato preferito attualmente da Berlusconi - si cerca con il gossip, nella totale carenza di serie argomentazioni politiche, di screditare, ancorché senza successo visto il gradimento dell'elettorato, il presidente Berlusconi".
Tinto Brass parla di orge e critica i calendari della Carfagna
Ma che ha detto Brass di così grave? Il regista, in un'intervista a L'Espresso in edicola domani, invita il premier Silvio Berlusconi e il ministro Mara Carfagna a smetterla con l'ipocrisia.
Il regista de La chiave e di tanti altri film erotici, dopo aver rivelato di voler fare un film sul premier dal titolo 'Grazie papi!' ("Ma i produttori - sottolinea Brass - si sono tirati indietro"), dice: "non ho niente in contrario che Berlusconi faccia le sue orge. Ma non sopporto che per compiacere il Vaticano e l'elettorato cattolico dica no alla fecondazione artificiale, al testamento biologico, alle coppie di fatto e via dicendo. Questa ipocrisia la trovo indecente. Anche D'Annunzio faceva le orge, ma almeno le dichiarava".
Per Brass tra le colpe del premier c'è quella di aver dato "un bel contributo a cambiare in peggio gli italiani, abituandoli a credere che è normale quel che normale non è. Che va bene pagare dei pedaggi sessuali per fare carriera e soldi. Che ogni comportamento è assolto se porta al successo".
E Brass se la prende anche con la ministra delle Pari opportunità: "Trovo ipocrita l'atteggiamento di Mara Carfagna, passata dai calendari erotici alle leggi liberticide sui gay e sulle prostitute".
Il testo integrale non sembra "scandaloso"
Ma i passi dell'intervista di Brass pubblicata dall'Espresso non appaiono particolarmente scandalosi. Li riportiamo integralmente qui di seguito.
"Curioso che lei non abbia pensato a un film ispirato alle imprese erotiche di Silvio Berlusconi. Gli ingredienti ci sono tutti: il sesso, il potere, la politica, la manipolazione dell'informazione....
"E infatti il film l'ho proposto, titolo: "Grazie papi!". Ma i produttori si sono tirati indietro".
E cosa pensa di tutta questa vicenda?
"Non ho niente in contrario che Berlusconi faccia le sue orge. Ma non sopporto che per compiacere il Vaticano e l'elettorato cattolico dica no alla fecondazione artificiale, al testamento biologico, alle coppie di fatto e via dicendo. Questa ipocrisia la trovo indecente. Anche D'Annunzio faceva le orge, ma almeno le dichiarava".
Non trova che un premier che frequenta minorenni e puttane e seleziona il personale politico in camera da letto dia un'immagine delle donne mortificante?
"Soprattutto penso che Berlusconi abbia dato un bel contributo a cambiare in peggio gli italiani, abituandoli a credere che è normale quel che normale non è. Che va bene pagare dei pedaggi sessuali per fare carriera e soldi. Che ogni comportamento è assolto se porta al successo".
Come valuta, con il suo occhio esperto, il tasso erotico delle ministre al governo?
"Trovo ipocrita l'atteggiamento di Mara Carfagna, passata dai calendari erotici alle leggi liberticide sui gay e sulle prostitute. Decisamente più sexy Maria Stella Gelmini, la ministra dell'Istruzione. Le ho chiesto di proiettare i miei film nelle scuole: sono più educativi dei film di guerra! Ma il massimo è Debora Serracchiani, la giovane europarlamentare del Pd. Mi piace la sue esse sibilante: pensate a come direbbe "sesso"... La prenderei subito in un mio film: dopo la "prova monetina", ovviamente".
Tutto qui, a parte il solito tono "provocatorio" delle risposte di Brass, non c'è nulla da querelare.
I precedenti: Berlusconi in una clinica del sesso per disintossicarsi?
L'ipotesi è suggestiva e compariva ieri sulla prima pagina di Libero, il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, che fino a pochi giorni fa era alla testa di Panorama, il settimanale di punta della Mondadori e aveva una rubrica fissa su Canale 5. Quindi non è un direttore ostile a Berlusconi.
Eppure la tesi rilanciata, prendendo spunto di un libro di Maria Latella,che ha aggiornato "Tendenza Veronica", la "biografa" personale di Veronica Lario e da domani la rimanda in libreria, è clamorosa: la separazione tra Veronica e Silvio - scrive Libero - "è inevitabile, ma non chiude le porte ad un ritorno in famiglia, purché il Cavaliere si faccia curare".
La notizia è stata ieri ripresa anche dal Times.
"Tendenza Veronica" nuova edizione
Il "ritorno in famiglia" è uno degli scenari che Maria Latella ha ipotizzato nel capitolo che accompagna la quinta edizione del libro “Tendenza Veronica”, dove Veronica Lario si racconta alla giornalista nel corso di lunghe conversazioni.
A queste se n’è aggiunta una nuova, all’indomani delle parole di Noemi Letizia, la diciottenne che chiama Silvio Berlusconi “papi” e che hanno sancito la rottura definitiva della coppia di Arcore.
“Il primo (scenario, ndr), considerato al momento quello più realistico”, scrive la Latella, “vede le due parti accordarsi su una separazione consensuale”, con strade diverse da percorrere, forse addirittura in Paesi diversi.
Il ritorno della Lario, se Silvio accetta di curarsi dalla sex addition
Il secondo “è quello che nell’entourage del premier qualcuno (non molti, a dire la verità) caldeggiano”: separazione e successivo ritorno di Veronica per aiutare il marito a ritrovare se stesso, “magari passando per un soggiorno in una di quelle cliniche specializzate nella cura della dipendenza dal sesso”.
Già a luglio si era sparsa una voce simile tra i più ristretti collaboratori del premier: una parte delle vacanze di Silvio Berlusconi potrebbero essere presso una struttura del tipo di quella utilizzata da Michael Douglas a Tucson per disintossicarsi dalla dipendenza da sesso.
Negli Stati Uniti è una cosa normale, in Italia la prima clinica del sesso è nata solo lo scorso anno a Bolzano, proprio nei pressi del municipio. Ma ce ne sono un paio molto quotate in Svizzera.
Intanto è già in libreria "Veronica & Silvio"
In attesa del libro della Latella, ce n'è un altro già in libreria da pochi giorni, che diventerà presto un caso. Eppure Mario Guarino, esperto di antica data delle vicende dell'attuale presidente del Consiglio (è suo il primo libro pubblicato in Italia su "Berlusconi. Inchiesta sul signor Tv", uscito nell'ormai lontanissimo 1987) in "Veronica & Silvio", appena mandato in libreria dalle edizioni Dedalo (158 pagine, 13,50 euro), non punta sul gossip, ma si limita a documentare amori, tradimenti e imprese di Miriam Bartolini (in arte Veronica Lario, seconda moglie di Berlusconi) e del suo potente consorte.
I costi del primo divorzio davanti al giudice Papi
Guarino, del resto, usa fonti di prima mano. Per i costi del primo divorzio di Silvio Berlusconi - l'8 dicembre del 1985, davanti a un giudice che, guarda caso,si chiamava Clemente Papi - ha parlato anche con Giorgio Dall'Oglio, il fratello di Carla, la moglie e madre di Marina Elvira (oggi diventata piùsbrigativamente Marina) e di Pier Silvio, tradita in segreto per 4 anni da Berlusconi, che dormiva con la moglie e con i figli nella villa diArcore e teneva ben rinchiusa Veronica nella palazzina milanese della Fininvest di via Rovani.
Alla ex moglie Berlusconi cede due appartamenti, sei locali adibiti a negozi, "versa poco più di 6 miliardi di lire in titoli Enel e 1 miliardo di lire per l'acquisto di un appartamento in Inghilterra",
Se questo accadeva nel 1985, pensate a quanto potrebbe ottenere oggi Veronica.
Racconta a Guarino, a questo proposito, Giorgio dall'Oglio: "Mia sorella si prese un forte esaurimento nervoso e una grossa depressione. Il suo carattere è cambiato repentinamente. Inoltre, ha dovuto far ricorso alle cure dei medici, che le hanno consigliato di andar via di casa e vivere per qualche tempo lontano da Milano".
Cosa che puntualmente avviene, Carla parla per l'Inghilterra portandosi Marina e non metterà più piede in Italia.
Ma mantiene un filo sotterraneo con Berlusconi. Qualche anno dopo, Veronica andrà su tutte le furie scoprendo che, in un viaggio alle Bermuda in cui c'erano tutti i big della Fininvest (quello della famosa foto con Berlusconi, Confalonieri, Galliani, Letta e Bernasconi che fanno jogging tutti vestiti di bianco) inun'altra immagine, accanto alla piscina, si scorgono Carla e Marina in topless. E Veronica non sapeva niente di quel viaggio.
La passione scoppia per la Dellera
Berlusconi, quando ama, non bada a spese. E la bellissima Francesca Dellera (nella foto in basso), secondo Guarino, è uno dei suoi amori più travolgenti. Al punto che la Fininvest stanzia la cifra enorme di 12 miliardi di lire (consivisa con tre emittenti straniere) per realizzare il kolossal televisivo Nanà, tratto da un racocnto di Emile Zola, che dovrebbe soddisfare la diva e sbancare l'audiece.
Per l'occasione vengono arruolati per i costumi il due volte premio Oscar Danilo Donati e per la musica il futuro premio Oscar Ennio Morricone. La regia viene affidata a Alberto Negrin, reduce da un grande successo Rai. Vengono scritturate 2.000 comparse e utilizzati 600 costumi per le scene.
Il "capolavoro" va in onda il 2 e 3 gennaio del 2001 su Canale 5. Ma gli ascolti - rispetto all'investimento - boccheggiano, attorno al 20%. Qualcuno - con una punta di perfidia - scrive: "Neanche tutto l'oro di Mediaset è servito a far brillare la Dellera come una stella".
L'aut aut di Veronica: "Scegli tra me e Francesca"
Ma a differenza di Carla, la prima moglie, Veronica si informa, controlla, è gelosa del marito, anche perché ha potuto vedere da vicino di quali trucchi è capace nella vita familiare. Così pone - secondo il libro di Guarino - a Berlusconi un aut aut: "Scegli me o la Dellera". gli dice dopo aver saputo che il marito ha regalato all'attrice un appartamento ai Parioli e, per far capire che fa sul serio, organizza un viaggio a Parigi per chiedere la consulenza di un avvocato, sulle sue spettanze, in caso di divorzio.
Berlusconi, almeno formalmente, si arrende a Veronica. "Se ho sposato te, vuol dire che voglio te". Infatti 5 anni dopo la Fininvest si mobilita tutta per Nanà.
Una vita "esemplare" e da Family day
Insomma, quando stava con Carla, la prima moglie, Berlusconi aveva dei figli da Veronica. Quando stava con Veronica, continuava ad avere figli da lei, ma faceva investire alla Fininvest 12 miliardi di lire sulla Dellera. E questo accadeva molti anni prima che diventasse, per tante belle ragazze, soltanto Papi, come il giudice del suo pimo divorzio. O che decidesse di farsi paladino dei cattolici più ortodossi, facendosi vedere in prima fila al "Family day".
NOSTRO COMMENTO: Noi rimaniamo in vigile attesa per sapere come finirà la vicenda, informandone, ovviamente, i navigatori.